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Perché Au Pair?

Proprio oggi, ma un anno fa, prendevo definitivamente la decisione di volare a Londra per diventare AuPair.

Come già raccontavo nel mio articolo “What is an Au Pair?” (lo so, questo è scritto in inglese), già durante l’estate 2013, al termine del primo anno di università, avevo preso in considerazione l’idea di fare questa esperienza, ma poi non se ne era fatto nulla.

Lo scorso anno, invece, si era aperto “col botto”, nel senso che all’inizio dell’anno mi ero laureata e successivamente mi ero data a ciò che amo di più in assoluto: viaggiare.

Tolte – finalmente – quelle due o tre mete che da tempo primeggiavano nella mia lista di posti in cui andare assolutamente, tra cui Londra, era però arrivato il momento di trovare un lavoro. Un lavoro vero intendo, a tempo pieno, poiché io in realtà un lavoro già lo avevo da anni e me lo tenevo anche ben stretto, in attesa di trovare qualcosa di meglio e di più redditizio. Tuttavia, malgrado le decine di Curricula inviati – come ben sappiamo trovare lavoro al giorno d’oggi impresa così facile non è – nessuna risposta era arrivata. Capite bene che per una persona laureata in Lingue Straniere sia fondamentale continuare a parlare le  lingue, altrimenti in tempo zero si è punto e a capo. Anche perché poi cosa fai, scrivi sul CV che hai chissà quale livello di non so quale lingua e poi ti presenti ad un colloquio dove ti chiedono di parlare in lingua e tu non sai spiaccicare parola? No. No no no no no. Non volevo assolutamente fare quella fine, poi le lingue erano (e sono!!) la mia passione ed era arrivato il momento di andare all’estero per migliorarle.

Poiché ormai laureata e in cerca di un lavoro, chiaramente l’opzione di trasferirmi all’estero l’avevo valutata eccome, soprattutto avendo un paio di amici, che vivevano fuori dall’Italia da tempo ed entusiasti della loro vita, che mi spingevano a seguire le loro orme.

Io, però, non ero sicura di voler prendere e partire così, allo sbaraglio, anche perché a vent’anni non è che si possano avere tutte queste disponibilità economiche pur lavorando, quindi non me la sentivo ancora di voler fare un passo simile.

Da qualche settimana mi ero rimessa a cercare famiglie sul sito AuPairWorld, ma un po’ così diciamo, molto tranquillamente, perché ancora incerta sul da farsi. Stavo valutando tutte le ipotesi, valutando le diverse alternative. Viaggiando, ovviamente. Era il mio periodo relax post lauream, in fondo non avevo tutta sta fretta. Ma io comunque ferma non ci sapevo stare, non volevo sprecare tempo solo per divertirmi o viaggiare senza investire comunque in qualcosa di concreto. Anche se tutti mi han sempre detto che sono frettolosa, che non devo avere ansia di lavorare. Mah. Mi ero laureata, cavolo! Dovevo per forza darmi da fare, non perdere tempo una volta raggiunto il traguardo. Io ragionavo e ragiono così: bisogna portarsi avanti adesso che si è giovani, riempire il più possibile il proprio Curriculum Vitae, non lasciarlo vuoto. Fare esperienze, anche (o forse soprattutto?) all’estero.

Un po’ in crisi e demoralizzata per la mancanza di risposte, di idee sul futuro, di stimoli anche, avevo deciso di andarmene un paio di giorni a Firenze, da sola chiaramente. Avevo bisogno di pensare e non potevo farlo a Savona. Dovevo evadere anche solo poche ore per schiarirmi le idee, stare sola con me stessa. Io mi conosco, questo è ciò che mi serve ed il viaggio si rivela sempre il momento ideale.

Durante il mio breve, ma super intenso, soggiorno fiorentino, la decisione arrivò come un fulmine a ciel sereno: persa tra le vie della bella Firenze, con la cartina in mano, nella versione che più mi piace di me – quella della viaggiatrice, della turista – mi sentivo di nuovo, finalmente, bene e avevo capito cosa volessi fare realmente. Avevo capito che volevo assolutamente andarmene dall’Italia, cambiare aria. Ne avevo bisogno, ma non per sempre, solo per un periodo. Avevo bisogno di un’esperienza, ecco. Un’esperienza all’estero, quella che non avevo fatto l’anno prima perché non ero andata in Erasmus, perché dovevo lavorare per pagarmi l’università. Un’esperienza a tempo determinato, con un inizio ed una fine, non un trasloco (semi)definitivo chissà dove, con chissà quali soldi, per chissà quanto tempo. Io volevo comunque tornare.

E cosa c’era di meglio se non fare un’esperienza come Au Pair? Costi praticamente pari a zero, la possibilità di migliorare realmente la lingua (non solo sui libri di scuola), la possibilità di conoscere culture diverse, persone nuove e di conforntarsi con loro. Tutto di guadagnato insomma!

E fu così che dal giorno successivo al mio rientro da Firenze, precisamente dal 1° settembre iniziai, seriamente questa volta, la ricerca della famiglia giusta per me.

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