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La famiglia giusta per me

Mamma mia che casiniste!

Era domenica sera verso le h 21:00 (ora italiana) quando la famiglia mi aveva chiamato. In realtà l’appuntamento era per le h 20:30, ma non riuscivamo a metterci in contatto su Skype poiché io avevo inviato la richiesta a loro già giorni prima, ma non me l’avevano accettata e non potevo scrivergli; lei sul momento stava invece cercando di scrivere ad un’altra Ylenia e non trovava me (non chiedetemi perché), mentre la bimba più grande continuava a scrivermi su WhatsApp con il telefono della madre e andammo avanti così per mezz’ora.

Fu solo l’inizio del chaos mentale di questa famiglia, caratteristica intrinseca della stessa. 😀

Ed è poi con questo chaos che sarei andata a convivere quotidianamente per mesi perché, nonostante tutto, come dicevo in L’impressione conta!, avevo avuto, appunto, un’ottima impressione e mi erano subito state tutte super simpatiche (parlo al femminile perché il padre sarebbe apparso solo successivamente, nella seconda chiamata, ma tanto era sempre fuori fino a tardi per lavoro).

Era la famiglia giusta, me lo sentivo.

Quella domenica, dopo la chiamata, andai a ballare latino americano come ogni domenica sera. Dentro di me, la speranza di aver fatto una bella impressione a mia volta, l’eccitazione di chi sente che finalmente qualcosa sta prendendo la piega giusta, la sensazione che tutto ciò possa essere l’inizio di un nuovo percorso, una nuova pagina della propria vita, all’estero per di più. Non potevo contenere la mia gioia. Strano, perché solitamente io sono una abbastanza freddina nell’esternare le emozioni,anche se dentro di me ci sono eccome. Ma tutto ciò era positivo perché quella sera ebbi ancora più energia da investire nei miei giri di salsa 😉

Passarono giusto tre o quattro giorni quando con, un messaggio WhatsApp, la madre mi proponeva ufficialmente di diventare la prossima Au Pair della famiglia.

“Yeyyyy!!!”ce l’avevo fatta!

Mi presi un paio di giorni per dare la risposta definitiva, giusto per essere sicura al 100% della decisione presa. In cuor mio in realtà già sapevo quale sarebbe stata, sapevo quanto tremendamente desiderassi provare un’esperienza del genere, mettermi alla prova, affacciarmi al mondo che c’è là fuori. Sapevo che sarebbe stato un si.

Due giorni dopo mi trovavo a Pisa, diretta all’aeroporto dove avrei preso il mio volo per Edimburgo, uno dei miei tanti viaggetti alla scoperta dell’Europa.

Passai un paio d’ore in Piazza dei Miracoli, sul prato dietro al Battistero, a godermi il sole ancora caldo di inizio ottobre e a pensare, pensare a tante cose. Quando sono in viaggio riesco a farlo meglio non so perché

Pisa – Piazza dei Miracoli

.Dopo aver chiamato i miei, così, per avvisarli ancora una volta della mia decisione, accettai definitivamente la proposta della famiglia, spinta anche dal mio amico con il quale avrei visitato Edimburgo che vive in Inghilterra e che mi aveva convinto del tutto.

Non fate caso al mio inglese, pleaseee 😉

Era fatta: avevo detto sì. Avevo trovato la famiglia!

Come avrete capito dai miei racconti, la mia scelta è stata molto in base a sensazioni iniziali date già dai primi messaggi, all’impressione una volta vista la famiglia su Skype e ad una valutazione personale di altri fattori quali l’età delle bimbe della famiglia, il luogo dove vivevano, la chiarezza dei miei orari di lavoro, del mio pocket money e di tutta un’altra serie di cose concordate con loro.

Devo ammettere che per me è stato facile trovare la famiglia giusta e mi ritengo fortunata perché non ho avuto particolari difficoltà, anzi, è stato tutto molto semplice. Come vi ho raccontato in L’impressione conta! ho cercato da luglio a settembre e sentito tante famiglie, alcune che proprio non corrispondevano alle mie esigenze, altre invece ok, ma che non avevano comunque quel qualcosa che mi facesse decidere di optare per loro.

Spesso, al contrario, sento di ragazze o ragazzi – perché si, esiste anche la versione maschile di Au Pair 😉 – che si fermano alla prima famiglia che trovano, non so se per fretta o per pigrizia, senza fare una scelta ben ponderata e andando in contro a problemi vari magari già dall’inizio del loro periodo Au Pair.

Quello che vi posso consigliare, quindi, è di cercare, scambiarvi mail, messaggi WhatsApp, valutare tutti i singoli aspetti dell’essere Au Pair, vedere subito com’è l’impressione iniziale se siete come me 😉 il sito AuPairWorld ci fornisce un ottimo mezzo per metterci in contatto con la famiglia giusta per noi, perciò non lasciamoci sfuggire questa possibilità e sfruttiamolo al meglio!

 

 

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